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Voci e sguardi dall’Iliade

Voci e sguardi dall’Iliade

MOSTRA VOCI ILIADE Locandina 2015Poche righe per spiegare come è nato questo lavoro.

All’inizio di quest’anno scolastico ho pensato che sarebbe stato bello leggere in classe, per ore, tutta l’Iliade di Omero, in una versione agevole e comprensibile dagli studenti. E così è iniziata quest’avventura. Il testo a cui abbiamo fatto riferimento è la riscrittura dell’Iliade realizzata da Alessandro Baricco: un testo agile, scattante, narrato soggettivamente da vari punti di vista quante sono le voci, alcune celeberrime come quelle di Ettore e di Achille, altre meno note, come quelle della giovane Criseide o del vecchio Fenice, che orchestrano – come in una sinfonia – il poema omerico. L’Iliade di Baricco, – va ricordato -, nasce proprio come lettura pubblica delle vicende riguardanti gli eroi greci e troiani, in occasione di un festival europeo nel 2004, a Roma, e in seguito è stato riproposto in varie manifestazioni artistiche e musicali.

Le nostre “letture” in classe sono iniziate a settembre e ci hanno accompagnato per tante ore, i giovedì e i sabato mattina. A turno gli studenti leggevano e interpretavano le varie voci narranti immedesimandosi nei personaggi. Quindi, a casa, da soli, sceglievano un passo, una frase, un’immagine, una parola fra le pagine lette in classe e provavano a dare corpo alle loro visioni, alle tante sfumature che l’Iliade non pronuncia ad alta voce ma nasconde silenziosamente fra le sue righe.

Queste voci, queste visioni sono il frutto di tali silenziose riflessioni.

Mano a mano che gli studenti mi mostravano i loro disegni è nata l’idea di realizzare una piccola mostra che testimoniasse il lavoro svolto. Abbiamo coinvolto così il professor Leaci Luigi il quale ha seguito con pazienza gli allievi, dando loro preziosi suggerimenti. Il tema è stato coordinato didatticamente, nella fase realizzativa dei disegni e dell’intervento cromatico, durante le ore di laboratorio artistico. Poi è seguita l’impaginazione dei lavori e l’installazione della mostra, allestita al quarto piano dell’edificio scolastico, sempre curata dall’insegnante, affiancato dagli allievi Prelazzi, Chiama, Fonn, Simicevich, Delalle, Rizzotto.

Il tema della mostra è, appunto, l’Iliade. Un testo forte, una storia che parla di guerra, di una lunga guerra durata dieci anni che ha visto morti e stragi ovunque e che è stata composta per cantare in eterno le vicende di un’umanità combattente. Una guerra folle, assurda.

Ma l’Iliade non è soltanto questo. L’antico poema, che non finisce mai né di stupirci né di affascinarci, può forse irradiare una luce sulle tenebre dei nostri giorni, dominate da altre guerre, altrettanto dure e assurde come lo è ogni guerra.

Occorre però sapersi mettere in ascolto. Perché una simile luce non assomiglia al fuoco abbagliante della guerra, al luccicchìo scintillante delle armi in battaglia, capace di sedurre e attrarre come tante falene impazzite gli uomini. Si tratta piuttosto di uno spiraglio, di un chiarore che non è semplice vedere, che necessita di tempo, pazienza, sogni, e di una vertiginosa fiducia nell’uomo. E’ una luce lacerante di cui si fanno portatrici di senso le donne: la profetica Cassandra, cui nessuno crede; la tenera Andromaca, la moglie di Ettore, che rimarrà sola a crescere il piccolo Astianatte; e ancora Ecuba, la madre dell’eroe troiano, colei che si vede strappare dalla sorte il proprio amato figlio, o la bella Elena, per il cui possesso lottano gli eroi in campo, e l’infelice Criseide che la guerra ha strappato al padre. Le donne nell’Iliade pronunciano sempre parole che desiderano, supplicano la pace.

Due mondi possibili, opposti, stanno uno di fronte all’altro. Tuttavia anche gli eroi, gli uomini, a volte, invece di combattere parlano, discutono, pregano, cercando con le loro parole, in un certo senso, di congelare la guerra, rinviandola ad un altrove infinito. Essi ci lanciano la loro sfida, a distanza. Ci lasciano intravedere una storia ancora tutta da riscrivere.

E’ infatti l’eroe per eccellenza, Achille, quello che ci mette più tempo, nell’Iliade, a scendere in battaglia. E’ lui che più di tutti incarna, con il suo canto malinconico accompagnato dal suono di una cetra, il desiderio struggente di rimandare il più possibile il momento decisivo in cui scendere in battaglia. Il suo è il desiderio di chi, assistendo da lontano alla guerra al fianco di coloro che ama, vorrebbe scegliere la vita e invece sceglie la morte.

Le sue parole struggenti, le sue lacrime rappresentano un’alternativa, l’intuizione di una civiltà diversa, una civiltà di pace di cui i Greci non furono capaci, ma che forse avevano intravisto dietro un’umanità guerriera.

Prestare voce e ascolto a quell’intuizione è ciò che ha ispirato il nostro lavoro.

La prof.ssa Sartori Francesca
Il prof. Leaci Luigi

Gli studenti della IA

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